Ecco le parole chiave per affrontare e lavorare bene nel 2018

Era il 1990 quando il professore di Havard, Clayton Christensen, predisse e definì il concetto di “disruptive innovation, ovvero l’incapacità' da parte delle aziende di adattarsi all’avvento delle nuove invenzioni tecnologiche.

Da allora pero’ di acqua sotto i ponti ne e’ passata e dalla Silicon Valley sta partendo il contropensiero alla disruption:

Descrive un tipo di imprenditore seriale che salta da una startup all’altra senza occuparsi del futuro, e senza alcun riguardo per ciò che lascia per strada”, racconta Leight Alexander,scrittrice e giornalista.

E questo forse potrebbe significare che i tempi stanno cambiando. Tempi in cui abbiamo davvero iniziato a delegare le nostre relazioni intersociali a delle machine, perdendo quasi del tutto il piacere di una semplice chiacchierata.In cui i robot stanno arrivando nelle nostre aziende e nelle nostre case e dove le valute digitali sono passate da semplici passatempi per i cosiddetti nerd, ad una realta’ attuale e presente.

Ma soprattutto dove le persone hanno iniziato a rendersene conto, smettendo di essere semplici imprenditori e cittadini felici ed iniziando a mettere in discussione il valore sociale di tutta questa innovazione.

Se questo e’ lo scenario per il 2018, allora forse sarebbe il caso di riscrivere le parole chiave per affrontare il futuro. Forse non saranno cosi eleganti ma almeno saranno utili.

La prima parola non può' che essere :

Formazione. In quanto, per adattarsi alla nuova realtà in continua evoluzione, tutti i professionisti - dall'avvocato al medico, dall'ingegnere all'insegnante-  dovranno imparare costantemente cose nuove, arrivando a cambiare completamente l'idea stessa del loro lavoro. La formazione e' diventata una risorsa fondamentale al giorno d'oggi, dove globalizzazione e incertezza sono all'ordine del giorno. In tale contesto è necessario da parte del soggetto l'acquisizione di una pluralità di competenze, non statiche, ma in continuo aggiornamento perché siano adatte alle richieste dal mercato del lavoro. 

Sicurezza. "Attacchi informatici" o "Cyberattack", erano delle parole che eravamo abituati a leggere nei romanzi di fantascienza o a vedere nei film. Ora invece sono sempre di più i segnali di allarme che provengono da parte dei quotidiani più' importanti, ad esempio Bloomberg che scrive di come gli esperti della sicurezza americana siano convinti che gli hacker possano attaccare le centrali nucleari ed elettriche dell'America arrivando a "spegnerla", per cosi dire. Questo ci porta a porci una domanda allarmante: " Se hanno le capacita' di spegnere un colosso mondiale come l'America, con quanta facilita' potrebbero penetrare ovunque nella vita delle persone e delle aziende?". Previsioni del 2018: le aziende punteranno maggiormente sulla Sicurezza Informatica. Un consiglio? Se vi sentite portati, puntate anche voi sulla cybersecurity!

Contaminazione. Antropologi e sociologi per studiare le interazioni tra uomo e macchine nella vita di ogni giorno, psicologi per capire come possa reagire un anziano a una badante in plastica e silicio, filosofi per capire come reagiranno le automobili che si guidano da sole di fronte a dilemmi morali - ammazzare un cane, o schivarlo col rischio di ammazzare il conducente? Facciamo una scommessa: le lauree Stem del 2018 saranno i saperi umanistici e sociali, i prossimi ITS (Istituti Tecnici Superiori) saranno i licei classici. E la contaminazione tra i saperi scientifici e quelli umanistici saranno la chiave per interpretare la relazione tra umano e non umano.

Adattamento. Prendiamo in prestito la storia di Barbara Mazzolai, biologa e ricercatrice all’Istituto Italiano di Tecnologia:

Il robot che misura la qualità del suolo deve infilarsi in ambienti ristretti, deve muoversi e adattarsi in situazioni impreviste - spiega -. E le piante sono il paradigma di tutto questo: la pianta è l’unico essere vivente che associa il movimento alla crescita.

Adattarsi in situazioni impreviste, infilarsi in ambienti ristretti, crescere muovendosi: sembra il paradigma di un lavoratore, oggi.

Chi l’avrebbe detto che l’augurio per il 2018 - e pure per gli anni a venire, a ben vedere - sarebbe stato quello di essere come le piante?

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